In pensione posso aprire partita IVA? Guida su cumulo, regime forfettario e contributi

Sì, anche dopo il pensionamento è possibile aprire partita IVA e continuare a lavorare in proprio, ma cambiano alcuni aspetti fiscali e soprattutto contributivi a seconda del tipo di pensione e dell’attività scelta. Proprio per questo, prima di iniziare è fondamentale valutare bene cumulo pensione e reddito, regime fiscale e contributi INPS, per evitare brutte sorprese.

In pensione posso aprire partita IVA?

Un pensionato può liberamente aprire partita IVA e svolgere attività di lavoro autonomo o d’impresa. In linea generale, le pensioni di vecchiaia e gran parte delle pensioni anticipate “ordinarie” sono oggi interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo, quindi non si perde il trattamento pensionistico se si inizia un’attività con partita IVA.

La compatibilità va però verificata con attenzione in presenza di pensioni di invalidità o di alcune forme di pensione anticipata contributiva, nelle quali la legge può prevedere riduzioni o sospensioni al superamento di certe soglie di reddito. In questi casi è spesso richiesta una comunicazione periodica dei redditi da lavoro autonomo all’INPS tramite modello RED o procedura telematica dedicata, con termini che per il 2025 sono fissati entro il 31 ottobre per i soggetti ancora soggetti a divieti di cumulo.

La mancata comunicazione o l’omessa indicazione dei redditi può comportare conguagli, recuperi di prestazioni e, nei casi più gravi, sanzioni e richieste di restituzione di parte della pensione incassata.

Pensione e regime forfettario

Per i pensionati che vogliono aprire partita IVA, il regime forfettario resta generalmente la scelta più interessante, se si rientra nei requisiti previsti. Per accedere è necessario, tra le altre condizioni, non superare la soglia di 85.000 euro di ricavi o compensi annui e non svolgere attività espressamente escluse dalla normativa sul forfettario.

Un punto importante è che, nel forfettario, il reddito da partita IVA non si somma alla pensione per il calcolo dell’imposta sostitutiva: la pensione continua a essere tassata con l’Irpef a scaglioni, mentre il reddito forfettario è assoggettato all’imposta sostitutiva (5% o 15%) calcolata sul reddito determinato in modo forfetario. Tuttavia, ai fini dell’accesso o della permanenza nel regime forfettario, resta rilevante il limite dei redditi da lavoro dipendente e pensione, che per il 2025 è fissato a 35.000 euro annui: se il reddito da pensione supera questa soglia, il contribuente non può utilizzare il forfettario e dovrà applicare il regime ordinario.

Cumulo tra pensione e reddito da partita IVA

Le pensioni di vecchiaia e le pensioni con almeno 40 anni di contribuzione sono oggi interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo, quindi l’importo della pensione non viene ridotto in presenza di fatturato da partita IVA. Restano però casi specifici in cui il cumulo è solo parziale (ad esempio per alcune pensioni di inabilità o assegni di invalidità), con trattenute sull’assegno che possono arrivare fino a una percentuale del reddito da lavoro autonomo.

Contributi INPS per pensionati con partita IVA

Sul piano previdenziale, il fatto di essere già in pensione non esonera automaticamente dal pagamento dei contributi sulla nuova attività con partita IVA. La gestione previdenziale dipende dal tipo di attività: i professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata INPS, i professionisti ordinistici alle casse private (ad esempio Cassa Forense, ENPAPI, ecc.), mentre artigiani e commercianti si iscrivono alla Gestione Artigiani e Commercianti.

Per i professionisti in Gestione Separata è prevista un’aliquota ridotta se il soggetto è pensionato o contemporaneamente lavoratore dipendente: per il 2025 l’aliquota per i pensionati iscritti alla Gestione Separata risulta inferiore rispetto a quella ordinaria, attestandosi intorno al 24% del reddito previdenziale. Per artigiani e commercianti, invece, restano i contributi fissi minimi calcolati su un reddito minimale (per il 2025 pari a 18.555 euro), con un’aliquota intorno al 24% e possibilità di riduzioni fino al 50% per gli over 65 già pensionati, come confermato dalla normativa 2025 e dalle circolari Inps.

Quando conviene aprire partita IVA da pensionato e come farsi assistere

Aprire partita IVA in pensione può essere conveniente quando l’attività genera redditi aggiuntivi contenuti e gestibili con un regime agevolato come il forfettario, riducendo l’impatto fiscale complessivo grazie all’imposta sostitutiva e, in alcuni casi, a contributi previdenziali ridotti. Diventa invece necessario valutare con attenzione costi contributivi, cumulo con la pensione e impatto Irpef quando i ricavi previsti sono elevati o quando la tipologia di pensione comporta vincoli al cumulo.

Per evitare errori su scelta del codice Ateco, regime fiscale, iscrizione alla gestione previdenziale corretta e verifica dei limiti di cumulo, è consigliabile confrontarsi con un commercialista prima di aprire la partita IVA, soprattutto se si percepisce una pensione di invalidità o una pensione anticipata con regole specifiche. Se vuoi, è possibile strutturare un check-up personalizzato sulla tua posizione (tipo di pensione, importo annuo, attività che vuoi svolgere) e mostrarti uno scenario numerico con imposte e contributi attesi, così da capire subito se, in pensione, conviene davvero aprire la partita IVA nel tuo caso.

Ecco alcuni esempi pratici per comprendere meglio come funziona l’apertura della partita IVA da pensionato, con riferimento a diverse situazioni fiscali e contributive.

Esempio 1: Pensionato di vecchiaia che apre partita IVA in regime forfettario

Giuseppe è un pensionato di vecchiaia con una pensione annua lorda di 25.000 euro. Decide di aprire una partita IVA per offrire consulenze informatiche, con un fatturato previsto sotto gli 85.000 euro annui.

  • Giuseppe può scegliere il regime forfettario, pagando un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% i primi 5 anni) sul reddito determinato forfettariamente.
  • La sua pensione è cumulabile senza limiti con il reddito da lavoro autonomo, quindi non perde il trattamento pensionistico.
  • Deve iscriversi alla Gestione Separata INPS come libero professionista e versare contributi previdenziali ridotti, circa il 24% sul reddito dichiarato.
    Questo esempio mostra un caso in cui si beneficia di una gestione semplice, con regime fiscale agevolato e contributi ridotti.

Esempio 2: Pensionato anticipato con reddito superiore a 35.000 euro

Giulia percepisce una pensione anticipata di 40.000 euro annui e vuole aprire partita IVA per attività di traduzione freelance con fatturato annuo stimato intorno a 20.000 euro.

  • A causa della pensione superiore a 35.000 euro, Giulia non ha accesso al regime forfettario e deve applicare il regime ordinario, con imposte secondo gli scaglioni Irpef.
  • La pensione e il reddito da lavoro si sommano per la tassazione complessiva.
  • Deve monitorare con attenzione la comunicazione all’INPS, che potrebbe verificare eventuali incumulabilità o riduzioni parziali della pensione.
  • Verserà i contributi alla gestione separata o altra cassa competente senza agevolazioni particolari.
    Questo caso evidenzia che le pensioni alte limitano le agevolazioni fiscali per i pensionati con partita IVA.

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